Inserito il 26 luglio 2010 alle 16:20:00 da admin. IT - Cronaca
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Sono pene severissime quelle inflitte dal Tribunale di Crotone a conclusione del processo per il tentato omicidio di Giuseppe Liotti, il 63enne di Petilia Policastro che la mattina del 29 marzo 2008 venne ferito con sei colpi di pistola calibro 9 al torace mentre transitava nel centro abitato del paese a bordo della sua moto Ape.
Pene che vanno ben oltre le richieste che erano state avanzate nella sua requisitoria dal pubblico ministero Salvatore Curcio a carico dei tre imputati accusati di tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose: Vincenzo Comberiati, il 53enne a capo dell’omonimo clan mafioso di Petilia Policastro, ritenuto il mandante dell’agguato; il fratello Salvatore, di 44 anni, che avrebbe guidato lo scooter usato per l’attentato; il figlio Pietro, di 30 anni, che materialmente avrebbe sparato contro il pensionato. E’ andata decisamente meglio, invece, agli altri tre imputati, tutti congiunti della vittima, che erano accusati di favoreggiamento: i figli Franco Liotti, di 43 anni, e Carlo Liotti, di 40 anni, e il fratello Carlo Liotti, di 59 anni.
Quando nella serata di lunedì i giudici del Tribunale di Crotone (Forciniti presidente, Proto e Russo Guarro a latere), dopo quasi cinque ore in camera di consiglio, sono tornati in aula per leggere il dispositivo della sentenza è calato il gelo, che ha lasciato il posto subito dopo alle lacrime e alla disperazione dei familiari dei Comberiati. Nel palazzo di giustizia si sono vissuti momenti di tensione altissima.
A Vincenzo Comberiati i giudici hanno inflitto 20 anni di reclusione; Salvatore Comberiati è stato condannato a 24 anni di reclusione, Pietro Comberiati a 22 anni di reclusione. Esclusa l’aggravante delle modalità mafiose per i tre congiunti della vittima ritenuti responsabili di favoreggiamento personale dal momento che avrebbero tentato di convincere il pensionato a ritrattare le accuse contro i suoi aggressori: Franco Liotti, in particolare, è stato condannato a 1 anno e 2 mesi di reclusione; Carlo Liotti, di 40 anni, e Carlo Liotti, di 59 anni, sono stati condannati entrambi a due mesi di reclusione. A tutti e tre gli imputati è stata concessa la sospensione condizionale della pena.
Sconcerto tra i componenti del collegio di difesa del quale hanno fatto parte gli avvocati Renzo Cavarretta, Giuseppe Carvelli, Pietro Pitari, Mario Saporito, Dario Grosso, Luigi Colacino, Fabio Mungari, Anna Fico, Stefano Vona.
Dunque i giudici del Tribunale di Crotone hanno ritenuto assolutamente fondato l’impianto accusatorio costruito dagli inquirenti; credibili le dichiarazioni di Giuseppe Liotti, che fin dal primo momento ha indicato i Comberiati quali organizzatori ed esecutori dell’agguato; attendibili le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sulle attività della cosca di Petilia Policastro e sui suoi legami con altre consorterie mafiose della zona.
Secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri del reparto operativo di Crotone che hanno svolto le indagini condotte dal sostituto procuratore della Dda Sandro Dolce, il clan Comberiati intendeva uccidere Liotti perché il pensionato conosceva bene le vicende interne dell’organizzazione criminale della quale, fino a qualche anno addietro, aveva fatto parte e temeva che andasse a raccontare quelle vicende ai magistrati, come già una volta era stato sul punto di fare, salvo poi tirarsi indietro. Fu nell’ottobre del 2006, infatti, che il pensionato di Petilia rivelò per la prima volta agli inquirenti i propositi della cosca Comberiati di farlo fuori. Liotti, ai carabinieri che lo avevano arrestato per la detenzione di una pistola, dichiarò di avere paura dei Comberiati di Petilia Policastro. Il pensionato, inoltre, rivelò ai carabinieri che gli stessi esponenti del clan Comberiati sarebbero i responsabili dell’omicidio di suo fratello, Pasquale Liotti, che all’interno della cosca di Petilia avrebbe rivestito per anni il ruolo strategico di capo contabile e avrebbe acquistato sempre più prestigio tanto da mettere in ombra la posizione dello stesso boss Vincenzo Comberiati, finché nel settembre del 2002 l’uomo, che nel frattempo era stato condannato a 18 anni di reclusione per traffico di droga, è scomparso senza lasciare tracce, vittima quasi certamente della lupara bianca. Successivamente, però, Giuseppe Liotti non ha inteso confermare quelle dichiarazioni; ma dopo l’agguato subito ha ammesso di aver ritrattato perché aveva ricevuto pesanti minacce di morte.
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