Inserito il 05 marzo 2010 alle 08:09:00 da admin. IT - Calabria
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Agazio Loiero, governatore della Calabria, viene assolto in Why Not. Con lui anche Giuseppe Chiaravalloti, suo predecessore a Palazzo Alemanni. E tutti i pezzi da novanta del mondo politico-(im)prenditoriale calabrese. Una pena minima, invece, per Antonio Saladino, principale artefice del Sistema di potere, quale fumus del dirottamento dei finanziamenti pubblici, giusto per lasciare intendere una parvenza di giustizia a Catanzaro. Per il Corriere della Sera questa notizia è “elettorale”. La fa rientrare nello “speciale elezioni 2010”. Un lapsus, certamente. Che chiarisce, nolente, molti dubbi ai cittadini italiani e, soprattutto, a quelli calabresi, chiamati alle urne i prossimi 28 e 29 marzo per rinnovare il Consiglio regionale.
Il gup, giudice per le udienze preliminari, Abigail Mellace, non avrebbe potuto fare altrimenti. La sua serenità di giudizio non si è scalfita minimamente dal dover giudicare il promotore di un’associazione - accusato insieme ai suoi solidali - "in rapporti" con il marito, Maurizio Mottola D’Amato, secondo quanto ha denunciato Caterina Merante, principale teste dell’inchiesta, chiedendo la ricusazione del giudice. Ricusazione, come era prevedibile, respinta. No! Aigail Mellace avrebbe mandato all’aria tutta la campagna elettorale, non solo di Loiero, governatore uscente, che pure aveva promesso che non si sarebbe candidato se fosse stato condannato, ma tutta la credibilità dei maggiori schieramenti politico: Pd e Pdl. Improponibile per una Calabria che non vuole cambiare. Che vuole continuare a fare razzia dei soldi ad Obiettivo 1. Magari con “il nuovo che avanza”, nelle prossime elezioni regionali. Aigail Mellace non se l’è sentita di essere trasferita, o sospesa, a sua volta, come Luigi De Magistris, il pm che aprì l’inchiesta, e i pubblici ministeri di Salerno, Luigi Apicella, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi. Sarebbe stato come buttarsi la zappa sui piedi, di lei e del marito. A un giudice del Tribunale di Catanzaro non si può chiedere tanto. Ed è così, dunque, che come Andy Dufresne, nel film di Frank Darabont, Le ali della libertà, ha strisciato per tutti i 200 metri della fogna del carcere di Shawshank, dove era rinchiuso, uscendone pulito e sano come un pesce, così i vari Nicola Durante, segretario della giunta Loiero, Gianfranco Luzzo, ex assessore della giunta Chiaravalloti, Pasquale Maria Tripodi, assessore della giunta Loiero, Luigi Incarnato, assessore ai Lavori Pubblici, Tommaso Loiero, dirigente della Regione e fratello del governatore, si sono fatti tutta la legislatura di Loiero con il dito puntato dall’opinione pubblica finché, in tempo utile per le prossime consultazioni, è avvenuto il riscatto. La grazia. La santa, in questione, ha un nome e un cognome. Aigail Mellace. E poi dicono che la giustizia divina non esiste! Non dubitate! Dopo le elezioni si verificherà un altro scandalo nella Pubblica Amministrazione della Regione Calabria. Che si trascinerà per altri cinque anni. A fine mandato, come sopra, un altro miracolo con un altro santo. Si accettano scommesse.
Emilio Grimaldi